|
>> L'OASI SI PRESENTA >> L'OASI E IL GEOSITO >> APPROFONDIAMO LA SUA CONOSCENZA UN ALTERNARSI FRA MARE PROFONDO E SPIAGGE SOMMERSE In questo geosito, gli affioramenti documentano soprattutto quello che avvenne su fondali lontani dalla costa: il passaggio progressivo da un ambiente di tipo marino profondo ad uno di spiaggia sommersa (segnato quindi da fondali più bassi). Questo contatto fra sedimentazioni di tipo diverso è testimoniato oggi dal passaggio dalle argille dei calanchi alle arenarie delle rupi che li sovrastano. Questo passaggio in realtà si è verificato per ben due volte durante il Pliocene, identificabile grazie a due diversi cicli di sedimentazione successivi: infatti, per vicende geologiche complesse (sollevamenti della catena appenninica, subsidenza regionale, cambiamenti climatici e del livello del mare, il mare si ritirò in questo golfo una prima volta per poi tornare ad alzarsi e quindi abbassarsi di nuovo e, quindi, la profondità dei fondali (con gli ambienti marini associati) cambiò di conseguenza per due volte. Anche gli affioramenti che si osservano nei vicini geositi “Calanchi di Sabbiuno” e “Calanchi di Pieve del Pino” ci mostrano spezzoni simili di questa storia geologica (in particolare, l’alternarsi dei due diversi ambienti sedimentari).
I CALANCHI DI RONCAGLIO E LE ARGILLE AZZURRE I calanchi di Roncaglio sono l’elemento geomorfologico più importante del settore settentrionale del geosito. L'anfiteatro calanchivo disegna un arco lungo oltre un chilometro, il cui crinale sale da 125 m (a Nord) sino a 250 m (a Sud), dove si raccorda con la parete del Balzo dei Rossi.
Fino agli anni '80 questi calanchi erano ancora coltivati nella porzione basale. Ciò determinava instabilità lungo i versanti, favorendo fenomeni di dilavamento e di erosione superficiale a monte verso le creste. Come conseguenza, le pendici erano vegetate quasi unicamente da piante erbacee specializzate e la copertura arbustiva naturale era quasi del tutto assente. Oggi le pendici si sono in gran parte rinaturalizzate spontaneamente. Le vallecole principali e le zone meno acclivi sono ormai dotate di una copertura preforestale a Olmo campestre (Ulmus minor), Sanguinello (Cornus sanguinea), Rosa selvatica (Rosa canina), Prugnolo selvatico (Prunus sylvestris), Biancospino (Crataegus monogyna) e altre rosacee; solo le parti più esposte con roccia affiorante sono popolate da vegetazione specializzata rada e discontinua. Il substrato geologico dei calanchi è costituito dalla Formazione delle Argille Azzurre, rocce argillose di colore grigio chiaro o grigio azzurro in cui sono scarsi i segni della stratificazione. Queste rocce costituiscono in realtà una più vasta e continua fascia collinare, lunga oltre 12 km e larga fino a 3,5 km (dal versante orientale del Reno a Ovest alla valle dell’Idice a Est, fino a Mercatale).
Questa fascia costituisce proprio la testimonianza della porzione settentrionale di mare aperto e profondo del golfo pliocenico, dove si sono originate le argille azzurre a seguito di processi di deposito e sedimentazione su fondali tranquilli e lontani dalla costa (profondità comprese in genere tra 150-300 m). Nel geosito, sopra l’affioramento di Argille Azzurre compare anche la sua litofacies arenacea, in gran parte coperta dal bosco e dall’accumulo di frana al piede delle parete del vicino Balzo dei Rossi. Come suggerisce il nome, è costituita da sabbie ben stratificate depositate in lenti di qualche decina di metri di spessore per qualche centinaio di metri di ampiezza. Queste arenarie testimoniano un momento terminale del ciclo di deposizione della Formazione delle Argille Azzurre, quando avvenne il passaggio da fondali marini e scarpate profonde, dove si erano sedimentate in precedenza le argille, a condizioni di mare più basso (50-30 m) e ormai prossimo alla linea di costa. COME SI FORMA UN CALANCO Tutti substrati argillosi presentano elevata erodibilità: quando la roccia subisce un prolungato contatto con agenti atmosferici, in particolare l'acqua, diviene rapidamente molle con un consistente scadimento delle sue qualità di resistenza. Dove la morfologia è ripida e accidentata e/o dove viene meno la copertura vegetale naturale, si avviano in poco tempo processi di erosione, anche perché l'acqua fatica a infiltrarsi nel sottosuolo, dal momento che l'argilla è un materiale impermeabile; per questa importante caratteristica, sui versanti argillosi è massimo il ruscellamento superficiale delle acque piovane.Nel tempo l’azione erosiva delle acque che scorrono in superficie provoca forti dissesti, sino a creare, in particolari condizioni, la caratteristica morfologia del calanco.
Le cause che possono favorire lo sviluppo di un calanco sono molteplici e spesso concomitanti: Su queste aree si sviluppa quindi un ruscellamento intenso, che si organizza in brevi fossi e rii. Questi, scorrendo, asportano facilmente materiali dai loro fondivalle incidendoli profondamente, mentre le pendici accanto, ove lo scorrimento dell'acqua è diffuso, non subiscono una così intensa erosione e diventano ripide. I solchi che si formano sopra i versanti argillosi si accentuano rapidamente, formando tipici reticoli ramificati. L'erosione può così estendersi ad interi versanti, che si modellano in numerose vallecole separate da alte creste. Si crea così un bacino idrografico in miniatura, dai versanti molto scoscesi e denudati dell'erosione. Il suolo è allora spesso assente, se non nei punti in cui l'attenuarsi dei processi erosivi permette l'attecchimento di una scarsa vegetazione specializzata. In relazione alla composizione del substrato argilloso, che può variare molto nelle diverse unità geologiche in affioramento nel territorio regionale, il calanco può avere forme più o meno severe, con versanti più o meno ripidi e reticoli idrografici più o meno tortuosi.
Agli intensi fenomeni erosivi, si associano spesso alcuni tipi di frane: distacchi di argilla o di spessori di terreno sopra i ripidi versanti, mentre lungo i fondivalle, dopo piogge prolungate o forti nevicate, si muovono frequentemente le colate di fango, tipici dissesti dei fondivalle calanchivi. IL BALZO DEI ROSSI E LE ARENARIE PLIOCENICHE Il settore centrale del geosito è caratterizzato dal Balzo dei Rossi, una ripida parete arenacea lunga circa 950 m con esposizione NNE. Il Balzo si raccorda direttamente con i calanchi di Roncaglio (a Nord), sale rapidamente da 250 m fino a 300 m per poi scendere dolcemente sino a 180 m nel suo tratto più meridionale, dove termina collegandosi con la vallecola di rio Conco.
Nella porzione sommitale e visibile si osservano gli affioramenti più recenti del geosito, che appartengono alla Formazione di Monte Adone - Membro delle Ganzole. Il membro è costituito da arenarie dal colore giallo dorato molto fini e variamente ricche di cemento, al cui interno si trovano frequentemente resti fossili. Gli strati si presentano bioturbati, con deboli tracce di strutture sedimentarie (per lo più a laminazione orizzontale) e detriti vegetali localmente abbondanti e strati ricchi di sostanze organiche. Esso rappresenta la fase di sedimentazione avvenuta in ambienti di spiaggia sommersa del golfo pliocenico, dopo la deposizione della Formazione delle Argille Azzurre. Anche se profondità di questi fondali (comprese tra 60 e 30 m) sono assimilabili a quelle dell’ultima fase arenacea delle Argille Azzurre, il Membro delle Ganzole segna un diverso tipo di sedimentazione, avvenuto quando lungo le spiagge (corrispondenti agli attuali affioramenti del Contrafforte Pliocenico) si trovavano sistemi di delta-conoide influenzati dalle onde.
In gran parte coperta dal bosco e dall’accumulo di frana al piede della parete, è presente poi sotto queste rocce la litofacies arenacea delle Argille Azzurre. Essa si presenta in lenti di qualche decina di metri di spessore per qualche centinaio di metri di ampiezza ed è costituita da sabbie ben stratificate, con presenza di conglomerati ghiaiosi. Segna la parte terminale della deposizione della Formazione delle Argille Azzurre, non più in ambienti di scarpata o di piattaforma esterna, ma ormai su fondali sabbioso-limosi a bassa profondità.
OSSERVARE DA VICINO GLI STRATI DI ARENARIA SENZA ESSERE SCALATORI Per osservare più da vicino le arenarie plioceniche, si può accedere al greto del Fiume Reno da Palazzo dei Rossi. In questo tratto il Reno scorre in un alveo a “fondo fisso” cioè inciso nelle rocce del substrato. Le acque, la cui capacità erosiva è stata riattivata dagli interventi dell’uomo, hanno creato forme di erosione suggestive, mettendo in risalto gli strati più cementati e facilitando quindi la lettura della loro giacitura.
Osservando da vicino gli strati a minore cementazione si nota che sono formati da particelle sabbiose fini e che al loro interno sono assenti strutture sedimentarie, a causa dell’intenso rimaneggiamento ad opera di organismi che si muovevano nel sedimento (bioturbazione). In queste rocce sono conservati moltissimi fossili: oltre ai gusci di molluschi bivalvi, gasteropodi e scafopodi, passeggiando lungo il greto del Reno è possibile incontrare tronchi di legno carbonificato al cui interno si riconoscono le piste di organismi che si nutrivano di legno marcescente. Queste piste fossili, riempite in seguito di sabbie, si presentano oggi come tubicini di arenaria.
|
|
Webmaster: Ecosistema
scrl |