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>> L'OASI SI PRESENTA >> L'OASI E IL GEOSITO L’OASI E IL GEOSITO “BALZO DEI ROSSI, RIO CONCO E CALANCHI DI RONCAGLIO” COSA SONO I GEOSITI Letteralmente, sono i "luoghi della geologia", cioè località che mostrano aspetti geologici, geomorfologici, mineralogici o paleonotologici rari ed esemplificativi delle caratteristiche di un territorio. Sono ben visibili e ben conservati, formano spesso paesaggi spettacolari e in tutti i casi restituiscono informazioni fondamentali per la conoscenza della Terra e sono quindi rilevanti per la conservazione della geodiversità. In Emilia-Romagna esiste la Legge Regionale 9/2006 “Norme per la conservazione e valorizzazione della geodiversità dell’Emilia-Romagna e delle attività ad essa collegate” che riconosce il pubblico interesse alla tutela, gestione e valorizzazione della geodiversità regionale e del patrimonio geologico ad essa collegato, in quanto depositari di valori scientifici, ambientali, culturali e turistico-ricreativi. La Regione Emilia-Romagna si occupa attivamente del censimento, della schedatura e della valorizzazione dei geositi di rilevanza regionale e di quelli di rilevanza locale: al momento sono stati catalogati oltre 700 geositi. Le future campagne di ricerca forniranno ulteriori aggiornamenti e conoscenze, potenziando così Banche Dati e Sistemi Informativi Geografici che costituiscono il Catasto regionale. IL GEOSITO “BALZO DEI ROSSI, RIO CONCO E CALANCHI DI RONCAGLIO”
All'interno dell'oasi è presente gran parte del Geosito di interesse locale “Balzo dei Rossi, rio Conco e calanchi di Roncaglio”.
Già al primo sguardo, qui il geosito si caratterizza per due elementi geolomorfologici e paesaggistici ben evidenti e molto diversi tra loro: Appena fuori dall'oasi, verso Sud è presente il terzo elemento del geosito: la stretta e corta vallecola del rio Conco. Essa è incisa in arenarie plioceniche: in alto spiccano gli affioramenti del Membro delle Ganzole della Formazione di Monte Adone, mentre il fondovalle e la porzione più bassa si sviluppano sulla litofacies arenacea della Formazione della Argille Azzurre. Al termine della vallecola è presente una cascata alta circa 20 metri, caratterizzata da una colata di travertino e dall'apertura di una delle gallerie laterali di accesso all'antico Acquedotto Romano di Bologna. Purtroppo, a causa degli eventi meteo-climatici del 2023-2024, la vallecola non è accessibile in sicurezza, essendo stata colpita da ripetuti eventi alluvionali e, soprattutto, da movimenti franosi ancora in atto. Lo stesso accesso al cunicolo è stato completamente ostruito da un imponente deposito di frana. STORIA DI UN ANTICO GOLFO MARINO
Gli affioramenti del geosito ci raccontano di un golfo marino che occupava quest'area durante il Pliocene, un periodo della storia geologica che va da 5,33 a 2,58 milioni di anni fa. Verso la fine dell’epoca geologica precedente (Miocene), la cosiddetta "crisi di salinità" aveva disseccato più volte il Mare Mediterraneo. L'inizio del Pliocene fu segnato dal ritorno di piene condizioni marine e la Pianura Padana divenne un braccio di mare in diretta connessione con l'Adriatico e in adiacenza alla catena appenninica, in parte già emersa. Nella zona bolognese, la linea di costa del mare padano disegnava una marcata insenatura che, per la posizione interna all'Appennino, viene chiamata bacino (o golfo) intrappenninico pliocenico,. In essa sfociavano i corsi d'acqua precursori degli odierni Reno, Setta, Savena e Idice. Questi scaricavano nel golfo pliocenico i sedimenti prodotti dall'erosione dei rilievi appenninici già emersi, formando spiagge sommerse dove i granuli sabbiosi venivano rielaborati dal moto ondoso (Formazione di Monte Adone - Membro delle Ganzole), mentre nelle aree lontane dalla costa, su fondali più profondi e tranquilli, decantava la parte più fine dei materiali trasportati, cioè argille e limi (Formazione delle Argille Azzurre). Le foci deltizie dei precursori di Reno, Setta, Savena e Idice erano però segnate dall'elevata energia delle piene fluviali, grazie alle quali i sedimenti ciottolosi potevano raggiungere la linea di costa dando origine agli importanti spessori ghiaiosi che si osservano oggi negli affioramenti più meridionali del bacino pliocenico (Formazione di Monterumici e Formazione di Monte Adone - Membro di Monte delle Formiche). |
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