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Chalcides chalcides (Linnaeus, 1758)
Luscengola

SISTEMATICA E TASSONOMIA
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Famiglia: Scincidae
La specie fu descritta formalmente per la prima volta nel 1758 da Carl Linnaeus nella X edizione del Systema naturae con il nome di Lacerta chalcides. Successivamente
L’epiteto specifico coniato da Linnaeus deriva dal greco chalkos = “rame” (e forse anche con il senso di bronzeo, per i riflessi lucidi dell’epidermide). L’epiteto generico di Laurenti riprende quello specifico linneano.
Lo status tassonomico della superspecie C. chalcides è oggetto di studi a carattere biochimico e morfologico degli anni novanta del secolo scorso. Sono quindi state distinte due specie.
- C calcides (Linnaeus, 1758), a sua volta separata i due sottospecie:
- C. c. chalcides, sottospecie nominale propria dell'Italia peninsulare, Sicilia ed Elba.
- C. c. vittatus (Leuckart, 1828) presente in Sardegna e nel Nordafrica (Algeria orientale, Tunisia, Libia).
- C. striatus (Cuvier, 1828) diffusa dalla penisola Iberica alla Francia meridionale fino alla Liguria occidentale.

CARATTERISTICHE
Scincide molto allungato, serpentiforme con piccole zampe a tre dita, e 22-24 squame a metà tronco. Testa piccola e non differenziata dal tronco; apice del muso leggermente sporgente oltre il margine labiale. Occhi relativamente grandi con palpebre mobili ben sviluppate, di cui l'inferiore fornita di un ampio disco semi-trasparente. Arti estremamente ridotti, con lunghezza di 3,5-5,5 mm (anteriori) e 4,2-7,5 mm (posteriori); sono muniti di tre sole dita; dito mediano dell'autopodio posteriore più sviluppato rispetto agli altri. Quando non rigenerata, la coda, sub­circolare in sezione traversa, corrisponde a circa il 48-60% della lunghezza totale. La colorazione del dorso è variabile dal bronzo al bruno-grigiastro, dall'olivastro al grigio-argento; le parti ventrali sono invece color crema o grigio chiaro, prive di macchie, comunque con variazioni nel colore a seconda delle diverse popolazioni. Le parti dorsali possono essere percorse da 6 strie bruno­nerastre longitudinali su un fondo contrastato, in cui, cioè, la banda mediana è più scura di quelle dorso-laterali (forma vittatus) oppure possono essere uniformi o con un accenno di striature sui fianchi (forma concolor). Quest'ultima varietà cromatica è assente nelle popolazioni sarde. Nell'individuo appena nato e nei giovani, la lunghezza della testa e degli arti risulta proporzionalmente maggiore rispetto a quella degli adulti. Quando presente, la striatura è più marcata nei giovani rispetto agli adulti.
La specie è vivipara: partorisce da 3 a 19 piccoli e quindi non depone uova come altri rettili.
Attiva dalla primavera, probabilmente estivante è difficilmente contattabile nei mesi più caldi. Specie diurna, criptica ed elusiva, rapidissima nei movimenti e molto abile nel nascondersi nel manto erboso.
Predatore: si nutre di Invertebrati (Artropodi, Anellidi e Molluschi)
Specie vivipara con presenza di aree di placentazione, si accoppia appena dopo la pausa invernale, in questo periodo i maschi ingaggiano combattimenti, in estate vengono partoriti 3-18 piccoli.

COROLOGIA E DISTRIBUZIONE GENERALE
La luscengola è presente in Italia (dove è comune a sud del fiume Po), comprese anche Sardegna, Elba, Sicilia. È presente anche nel Nord Africa, dove il suo areale include Marocco, Algeria, Tunisia e Libia. La luscengola occidentale [Chalcides striatus (Cuvier, 1829)], un tempo considerata sua sottospecie, vive con popolazioni frammentate, in Portogallo, Spagna, Francia meridionale. Vengono anche segnalate popolazioni in Liguria occidentale.
Distribuzione adltitudinale in Italia: 0-1600 m (prevalentemente <600 m)

DISTRIBUZIONE E HABITAT IN EMILIA-ROMAGNA
Prevalentemente lungo la costa e in aree collinari, presenta una distribuzione frammentaria
Mostra caratteristiche ecologiche molto peculiari e può essere considerata una specie che "nuota nell'erba". La sua morfologia serpentiforme è un chiaro adattamento alla locomozione entro habitat costituiti da formazioni erbacee che, al di là della composizione floristica, hanno grande somiglianza morfologica fra loro, non superando i 40 cm in altezza (in genere associazioni vegetali mesofile e xerofile dei Thero-Brachypodietea e Festuco-Brometea). Si osserva quindi in prati xerici, pascoli freschi su pendii ben esposti e soleggiati con buona copertura erbosa e arbustiva, che costituiscono gli habitat di elezione; più raramente frequenta anche margini di acquitrini salmastri, coltivi con scarse alberature e siepi, parchi e giardini urbani.

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE POPOLAZIONI REGIONALI
Valutazione IUCN regionale: LC
Valore conservazionistico delle popolazioni regionali: L'Emila-Romagna rappresenta il limite settentrionale della specie, valore conservazionistico: Medio-alto
L'areale è molto frammentario e presenta solo localmente elevate densità. La specie per ora non sembra in uno status particolarmente sfavorevole ma si sottolinea che i biotopi frequentati sono spesso in conflitto con le attività umane.

PRINCIPALI FATTORI DI MINACCIA
È difficile valutare lo status delle popolazioni di luscengola, anche per le abitudini criptiche ed elusive di questa specie, che rendono spesso arduo osservarla in natura. In ogni caso, le esigenze ecologiche estremamente specializzate favoriscono certamente la frammentazione delle popolazioni.
Nel complesso non sembrano comunque esistere minacce importanti anche se la specie è localmente messa in pericolo da:
- Modificazioni e impoverimento delle catene trofiche legato all'uso di pesticidi e altre sostanze chimiche.
- Perdita di habitat legata a cambiamenti nell'uso del suolo (ad esempio, l 'abbandono dell'agricoltura tradizionale a vantaggio di quella intensiva o l'aumento delle superfici boscate a discapito di quelle prative, legato ad esempio all'abbandono e conseguente riforestazione dei pascoli).
- Inaridimento del clima.
- Alterazioni ambientali di aree inerbite dovute a sfalci meccanici ed incendi intenzionali (anche semplicemente lungo le bordure erbacee di campi, fossi e strade sterrate).
- Uccisione intezionale provocata dalla profonda ignoranza sull’ecologia della specie e sulla sua assoluta non pericolosità (cosa che, in Italia, accade tuttora a tutti i rettil serpentiformi).

MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE
- Incentivazione di pratiche colturali a basso impatto sugli ecosistemi.
- Mantenimento e creazione di formazioni erbacee xeriche e mesiche, incolti erbosi e prati (anche mediante incentivi).
- Impianto di siepi e cespuglieti con specie vegetali autoctone in aree rurali.
- Monitoraggio su distribuzione reale e status conservazionistico delle popolazioni. Approfondimento sugli effettivi fattori di impatto e sulla loro consistenza.

SEGNALAZIONI NELL'OASI
DATA STAZIONE RILEVATORE NOTE
30/04/1989 Praterie arbustate alla base dei Calanchi di Roncaglio Andrea Serra (Ecosistema)

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