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LISTA DEGLI ANIMALI DELL'OASI
>> HIEROPHIS VIRIDIFLAVUS
Hierophis viridiflavus (Lacépède, 1789)
Biacco
SISTEMATICA E TASSONOMIA
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Famiglia: Colubridae
Sinonimi: Coluber viridiflavus (Lacépède, 1789) La specie fu inizialmente classificata da Lacepède nel 1789 con il protonimo Coluber viridiflavus. La località tipo della classificazione venne riportata come Francia meridionale. Il genere Coluber descritto da Carl Linnaeus nel 1758 comprendeva numerose specie di serpenti provenienti da Europa, Asia e Nord America, molto simili fra loro per via della struttura corporea specializzata nella caccia di prede agili come le lucertole. Anche il biacco fu classificato all’interno di tale genere, fino a quando studi di biologia molecolare non portarono a una scissione del genere stesso in numerosi altri, tra cui anche Hierophis (originariamente descritto da Bonaparte) al cui interno sono stati appunto ricollocati il biacco e altri tre serpenti molto prossimi dal punto di vista genetico.
L’epiteto generico deriva dal greco hieros (=”sacro”) e ophis (=”serpente”). L’epiteto specifico deriva dal latino viridis (= "verde") e flavus (= "giallo”).
Nel 1833 Bonaparte descrisse anche la sottospecie Hierophis viridiflavus carbonarius. Mentre diversi studiosi verso la fine del secolo scorso iniziarono a considerare ingiustificata tale distinzione, studi di genetica molecolare condotti in questo secolo (Nagy et al. 2002, (Rato et al. 2009), Speybroeck et al. 2020) hanno dimostrato come H. viridiflavus carbonarius sia probabilmente un'unità evolutiva diversa da H. v. viridiflavus e che quindi sia corretto considerarle al momento sottospecie distinte. La sottospecie nominale H. v. viridiflavus vive nella parte occidentale del suo areale in Francia, Svizzera e sulla costa occidentale dell'Italia, mentre H. v. carbonarius, separata dalle Alpi e dagli Appennini, rappresenta il gruppo di popolazione orientale. Una ricerca mediante sequenziamento Rad condotta da Meier ed altri (2023) ha dimostrato come si verifichi un ampio flusso genico nella zona di contatto tra entrambe le sottospecie, confermando quindi lo stato di sottospecie di H. v. carbonarius e non di specie buona. come proposto da Mezzasalma e altri (2015).
CARATTERISTICHE La testa è nettamente distinta dal corpo, cosa insolita per un colubride e le sue pupille sono rotonde. La lunghezza media è di 120-150 centimetri, ma può raggiungere i 180 centimetri, con femmine costantemente più piccole rispetto ai maschi. La differenza di dimensioni tra maschi e femmine può essere spiegata, da un lato, dalla loro maggiore durata di vita – come tutti i serpenti, il biacco cresce per tutta la vita – e dall'altro, dal fatto che i maschi tendono a raggiungere la maturità sessuale più tardi, il che consente loro di dedicare più tempo ed energie alla crescita stessa.
Il dorso del biacco è bluastro-verdastro-nero con macchie gialle che possono fondersi in sottili strisce trasversali verso la parte anteriore. Verso la coda, le macchie gialle sono disposte invece in strisce longitudinali. Il ventre è grigio-giallastro, raramente rossastro e talvolta con macchie nere. La testa è nera e punteggiata di giallo. Oltre a questa colorazione caratteristica, si verificano anche melanismo e pseudomelanismo. Gli individui melanici, cioè completamente neri, sono più comuni nell'Italia nord-orientale, meridionale e in Sicilia e sono frequenti nelle regioni più elevate. Sebbene siano più facilmente individuabili dai predatori, i benefici ricavati, come un più efficiente assorbimento del calore durante la termoregolazione, può comunque avvantaggiare maggiormente gli individui. Gli individui pseudomelanici non sono completamente neri, ma presentano aree scure considerevolmente più numerose rispetto agli esemplari con livrea normale. Quest’ultima variante di colore è predominante in Corsica, Sardegna e nell'Arcipelago Toscano ed è presente, ma rara, anche nell'Italia nord-orientale e meridionale.
I giovani sono di colore olivastro o grigio chiaro, con macchie leggermente più scure, rosso-marroni, sulla parte anteriore del dorso, che diventano più chiare verso la coda. Raggiungono la colorazione adulta intorno al quarto anno.
Le squame sono lisce (non carenate). Il biacco ha solitamente 19 file di squame dorsali nella parte centrale del corpo, raramente 17 o 21. I maschi hanno tra 187 e 212 squame ventrali, le femmine tra 197 e 227. Queste sono seguite da 95 a 125 squame sottocaudali pari. Otto squame sopralabiali seguono la squama rostrale. Una squama trasparente si trova davanti all'occhio. Dopo una squama presuboculare, le squame sopralabiali confinano direttamente con l'occhio. Attivo dalla primavera all'autunno è una specie diurna prevalentemente terricola ma in grado di arrampicarsi agilmente sugli alberi. Agile e veloce se catturato è mordace, è frequente osservarlo nei mesi primaverili in termoregolazione ai bordi di strade e sentieri. Trascorre la latenza invernale in rifugi tra le radici di alberi, vecchie tane, spaccature del terreno e altre cavità, anche di notevoli dimensioni, dove talvolta possono svernare assieme anche parecchi individui. Predatore di vertebrati, specialmente Sauri, micromammiferi, piccoli Uccelli (anche uova) e altri serpenti. I maschi ingaggiano combattimenti rituali per contendersi le femmine con le quali si accoppiano a primavera inoltrata. Le uova (5-15) vengono deposte all'inizio dell'estate prevalentemente in cavità, buche, spaccature delle rocce e cumuli di materliale vegetale o di detriti.
COROLOGIA E DISTRIBUZIONE GENERALE Il suo areale si estende dalla Francia occidentale attraverso la Svizzera meridionale, quasi tutta l'Italia, fino alla Slovenia sud-occidentale e alla Croazia settentrionale. Si trova anche sulle isole mediterranee di Corsica, Sardegna, Sicilia, Elba, Malta e Veglia (esemplari sono stati segnalati anche più a sud sulle Elafiti, di fronte alla costa dalmata). Presente in Italia sia peninsulare sia insulare, da 0 a1800 m
DISTRIBUZIONE E HABITAT IN EMILIA-ROMAGNA Ampiamente distribuito Il biacco è specie euriecia che vive in terreni asciutti e aperti, ricchi di vegetazione. Si può trovare in macchie, boschi sparsi, brughiere, valli fluviali secche, giardini rurali, muretti a secco e rovine, ma anche in habitat antropici seminaturali. Soprattutto nelle zone più elevate e fresche del proprio areale, il biacco preferisce i margini con siepi, muretti a secco o le zone di transizione tra habitat diversi. Presumibilmente, in questi luoghi riesce a regolare in modo ottimale la propria temperatura corporea, essenziale per la sua capacità di caccia attiva. Poiché nell'Italia centrale prevalgono condizioni climatiche più favorevoli, il biacco è molto meno legato ai margini arbustivi o agli ecotoni e vive altrettanto frequentemente nelle praterie più o meno xeriche. In queste regioni, evita solo le zone umide e le zone ad agricoltura intensiva, principalmente per la mancanza di prede o di rifugi adeguati.
STATO DI CONSERVAZIONE DELLE POPOLAZIONI REGIONALI Valutazione IUCN regionale: LC Valore conservazionistico delle popolazioni regionali: Valora conservazionistico: Medio La specie non sembra essere in contrazione, non appare in uno stato conservazionistico particolarmente sfavorevole.
PRINCIPALI FATTORI DI MINACCIA È sicuramente minacciato per la perdita di habitat idonei dovuta alla trasformazione di superfici naturali in terreni ad uso agricolo intensivo.
A livello locale, è soggetto ad elevata mortalità da investimenti stradali, soprattutto in prossimità di aree urbane o turistiche, ma ciò non è da considerarsi una minaccia importante per la specie nel suo complesso.
È anche perseguitato in tutto il suo areale a causa dell’ignoranza popolare che, come per molti serpenti innocui, lo ritiene erroneamente velenoso. Un’analisi di sette anni in un sito nella Francia occidentale ha indicato come la mortalità dovuta alla persecuzione diretta si verifica prevalentemente al culmine della stagione riproduttiva negli adulti (più facilmente contattabili) e durante la dispersione dai nidi da parte di subadulti e giovani (Meek 2012). Durante questo lavoro è stata documentata e frequente anche la predazione da parte di gatti e cani domestici, principalmente sugli individui di età più giovane (Meek 2012).
Non si hanno dati circa il prelievo in natura per l’hobby della terraristica (pratica vietata in nazioni/regioni).
MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE - Limitare la frammentazione del territorio: i rettili non possono né colonizzare né mantenere delle popolazioni in aree, seppur favorevoli allo scopo, se queste sono troppo piccole o troppo isolate le une dalle altre.
- Conservare e creare corridoi di collegamento fra gli habitat naturali idonei.
- Mantenere una fascia lungo i margini boschivi di almeno 50 m con vegetazione arbustiva ed erbacea (mantelli e orli), con cataste e ammassi di legna e sassi e libera da costruzioni e strade.
.- Utilizzare materiali naturali (come pietre non cementate tra loro) per la costruzione di muri di sostegno o terrazzamenti.
-Piantare vegetazione autoctona appropriata in parchi e giardini nelle zone di confine tra urbanizzato ambiti extra-urbani rurali, preferibilmente siepi di arbusti bassi e folti.
- Limitare il l’imboschimento naturale delle superfici incolte e liberare i vecchi muri invasi dalla vegetazione.
- Eliminare la vegetazione alta alla base dei muri di sostegno delle strade, per una fascia larga almeno 5m.
- Ridurre al minimo il ricorso a erbicidi in agricoltura e nella gestione di scarpate e bordure lungo vie di comunicazione.
- Formare pianificatori e manutentori alle diverse soluzioni progettuali e tecniche che possono agevolare la conservazione della biodiversità erpetologica.
- Sensibilizzare ed educare la popolazione alla corretta conoscenza dei serpenti.
- Applicare le normative regionali che sanzionano gli ingiustificati comportamenti persecutori.
| SEGNALAZIONI NELL'OASI |
| DATA |
STAZIONE |
RILEVATORE |
NOTE |
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20/04/2010
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Prati incolti in libera evoluzione lungo sentiero
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Andrea Serra (Ecosistema)
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