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Anguis veronensis Pollini,1818
Orbettino italiano

SISTEMATICA E TASSONOMIA
Phylum: Chordata
Classe: Reptilia
Ordine: Squamata
Famiglia: Anguidae
Sinonimi: Anguis bicolor Risso, 18,26; Anguis fragilis Linnaeus, 1758; Anguis cinereus Risso, 1826
L'orbettino italiano fu descritto formalmente per la prima volta da Pollini nel 1818 come Anguis veronensis, poi nuovamente da Risso nel 1826 come Anguis cinereus e come Anguis bicolor, senza che questi si rendesse conto come la specie fosse già stata descritta.
Tuttavia, il suo status di specie autonoma fu a lungo negato per l’insufficienza di caratteristiche morfologiche distintive rispetto al congenere orbettino occidentale (Anguis fragilis). Gli orbettini della penisola italiana vennero così considerati a lungo come appartenenti a quest’altra specie.
Una storia evolutiva indipendente relativamente lunga e una distinta identità di caratteristiche sia morfologiche sia genetiche hanno infine portato alla resurrezione del taxon come entità separata nel 2013, dapprima con il sinonimo di Anguis cinerea. RIspettando quindi le regole del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica sulla priorità di denominazione, l'orbettino italiano è stato rinominato con il nome più vecchio disponibile per il medesimo taxon, cioè Anguis veronensis.
L’epiteto generico deriva dal latina anguis e significa “serpente”; quello specifico veronensis signfiica “veronese” e si riferisce alla città di Verona, dove furono trovati degli esemplari studiati da Pollini.
La distinzione dell'orbettino italiano da altre specie divergenti del genere Anguis può essere fatta con certezza solo eseguendo analisi genetiche, poiché le specie sono molto simili morfologicamente.
Le analisi di confronto morfologico mostrano comunque alcune minime diversità; ad sesempio, con A. fraginlis :
- nella lunghezza relativa della coda (A. veronensis ha coda più lunga in entrambi i sessi),
- nel numero di squame sottocaudali (A. veronensis ha più squame sottocaudali in entrambi i sessi),
- nella morfologia della testa (A. veronensis ha una testa relativamente più robusta).
Le differenze nell'analisi log-lineare della colorazione di entrambi gli anguidi sono invce trascurabili; lo stesso vale per l'insufficiente variazione nella presenza dell'apertura dell'orecchio esterno.
Il genere Anguis comprende cinque specie viventi:
- orbettino comune o occidentale (A. fragilis),
- orbettino orientale (A. colchica),
- orbettino greco (A. graeca),
- orbettino del Peloponneso (A. cephalonnica),
- orbettino italiano (A. veronensis).
Sono note anche alcune specie fossili.

CARATTERISTICHE
Animale di forma cilindrica e privo di arti, simile ad un serpente; tuttavia si distingue da questi per la presenza di palpebre che si chiudono sugli occhi e per un minor numero di vertebre.
Esternamente, la specie è molto simile ad A. fragilis. Possiede pelle liscia e lucida, sotto cui sono presenti placche ossee (chiamate osteodermi) che lo rendono rigido nei movimenti ma che gli facilitano lo scavo del terreno. La colorazione è molto varia: principalmente è grigio argenteo, ma può essere anche marrone o rossastro quasi come il rame, le femmine e i giovani presentano fianchi di colore scuro e a volte una striscia più scura nella parte dorsale lungo le vertebre; i maschi sono in genere di colore uniforme a volte con ocelli azzurri sui fianchi. Entrambi i sessi sono totalmente scsuri o neri sul ventre.
In A. veroenensis la coda è comunque relativamente più lunga e il numero medio di squame subcaudali)è di circa 150 (max 164), leggermente superiore ad A. fragilis. Anche la testa è leggermente più robusta.
La lunghezza totale arriva fino a 48 cm, anche se in genere non supera i 35-40 cm. I maschi leggermente più piccoli. La lunghezza testa-corpo è in media di 21 cm per le femmine e 17 cm per i maschi. Il peso si aggira attorno ai 30-60 g.
Specie dal comportamento elusivo e riservato, conduce vita prevalentemente fossoria, rifugiandosi sotto sassi, ceppi e detriti vegetali, Sverna in cavità del terreno, tane di altri animali, sotto pietraie e cataste di legna. Attivi da fine marzo a fine ottobre (eccezionalmente si segnalano individui attivi tutto l'anno). Nell'Italia mediterranea, la specie è prevalentemente crepuscolare e notturna, mentre al nord viene talvolta osservata anche durante il giorno.
Se minacciati, gli individui di questa specie possono perdere per autotomia la coda (oltre il 40 % della lunghezza del corpo), lasciandola sul terreno per distrarre l'aggressore e riuscire a fuggire. Sono in gradodi farla ricrescere, anche se solo parzialmente e lentamente rispetto ad altri squamati.
Dieta specializzata a base di invertebrati a corpo molle (prevalentemente Anellidi, Molluschi e larve di Artropodi), solo occasionalmente di piccoli vertebrati (piccoli Rettili o Anfibi).
La stagione degli accoppiamento va da aprile a giugno, con maggio come periodo di picco. I maschi lottano tra loro mordendosi a vicenda sui fianchi per avere l'opportunità di accoppiarsi con una femmina. Ad accoppiamento avvenuto, la femmina incuba le uova internamente e, dopo circa tre mesi, partorisce da 6 a 10 piccoli già formati e capaci di vivere in modo indipendente. Questi diventano sessualmente maturi dopo circa tre anni. La specie è molto longeva (sono stati segnalati casi di esemplari di oltre 40 anni).

COROLOGIA E DISTRIBUZIONE GENERALE
Presente in Italia e nell'estremo sud-est della Francia continentale (nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra). Alcuni esperti ipotizzano che l'area di distribuzione più remota comprenda anche aree meridionali della Svizzera.
L'orbettino italiano è concentrato principalmente nella penisola italiana, dove la specie viene segnalata ovunque tranne che nelle zone sud-orientali. È più comune nell'Italia settentrionale, mentre le popolazioni meridionali sono meno abbondanti. Le segnalazioni sono in genere in progressivo decremento con l'umento di quota.

DISTRIBUZIONE E HABITAT IN EMILIA-ROMAGNA
Ampiamente distribuita nel territorio regionale
Specie ad ampia valenza ecologica, con preferenza per habitat freschi e umidi. Le popolazioni settentrionali vivono in vari ambienti: boscagllie aperte, margini e orli forestali, praterie cespugliate, pascoli, orti, giardini, piccoli appezzamenti coltivati e ambienti ruderali (in particolare, in presenza di muretti a secco, accumuli di pietre e altra microstruttura che offra riparo e condizioni climatiche favorevoli.). Le popoplazioni centro-meridionali popolano habitat meno diversificati: i margini di boschi di latifolgie sono i più comuni, seguiti dalle dune sabbiose della macchia mediterranea. Vivono dal livello del mare a poco oltre i 2.000 metri sulle Alpi (poco più in basso suglli Appennini).

STATO DI CONSERVAZIONE DELLE POPOLAZIONI REGIONALI
Valutazione IUCN regionale: LC
Valore conservazionistico delle popolazioni regionali: Valore conservazionistico: Medio
La specie non sembra essere in contrazione, non appare in uno stato conservazionistico sfavorevole.

PRINCIPALI FATTORI DI MINACCIA
- Alterazione e frammentazione degli habitat di specie (è ensibile anche alla comparsa di superfici vegetate di modeste dimensioni).
- Pratiche agricole intensive (ad esempio rimozione degli elementi tradizionali dell'agroecosistema, come siepi, boschetti e filari).
- Uso massiccio di pesticidi che riduce innanzitutto la diponibillitò di prede.
- Investimenti stradali, a causa della lentezza dei movimenti della specie.
- Uccisione diretta da parte dell’uomo (atti vandalici causati quasi sempre da errori di identificazione).

MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE
- Conservazione e tutela di fasce ecotonali e del mosaico rurale.
- Salvaguardia dei corridoi ecologici di collegamento (siepi, zone tampone e margini forestali) tra i diversi habitat di specie, così da mantenere popolazioni vitali nel territorio.
- Incentivazione di pratiche colturali a basso impatto sugli ecosistemi.
- Monitoraggio su distribuzione reale e status conservazionistico delle popolazioni. Approfondimento sugli effettivi fattori di impatto e sulla loro consistenza.
- Campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale incentrate sulla conoscenza dei rettili e del loro ruolo ecologico.

SEGNALAZIONI NELL'OASI
DATA STAZIONE RILEVATORE NOTE
13/05/2016 Stazione di inanellamento Maselli Mirco

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