|
>> L'OASI SI PRESENTA >>
LISTA DEGLI ANIMALI DELL'OASI
>> DELICHON URBICUM
Delichon urbicum (Linnaeus, 1758)
Balestruccio
SISTEMATICA E TASSONOMIA
Phylum: Chordata
Classe: Aves
Ordine: Passeriformes
Famiglia: Hirundinidae
Il genere Delichon viene considerata una divergenza recente dal genere Hirundo e comprende tre specie dall'aspetto simile:
- Balestruccio (Delichon urbicum), originariamente descritto come Hirundo urbica da Linneo nel 1758.
- Balestruccio asiatico (Delichon dasypus), descritto come Chelidon dasypus da Bonaparte nel 1850.
- Balestruccio nepalese (Delichon nipalense), descritto da Moore nel 1854.
Il balestruccio e il balestruccio asiatico erano un tempo considerati un'unica specie, ma furono separati da Bonaparte e, sebbene entrambi vivano e si riproducano nell'Himalaya, non vengono segnalati individui ibridi. Recenti confronti dei loro DNA indicano invece una significativa distanza genetica tra i due specie.
Il balestruccio fu descritto per la prima volta da Linneo nella X edizione del Systema Naturae del 1758 come Hirundo urbica, ma fu inserito nel suo attuale genere, Delichon, da Thomas Horsfield e Frederic Moore nel 1854.
Delichon è un anagramma del termine greco antico ?e??d?? (chelidon), che significa "rondine", mentre il nome della specie urbicum (urbica fino al 2004, a causa di un'incomprensione della grammatica latina) significa "della città”.
CARATTERISTICHE È di colore blu acciaio sul dorso, con il groppone bianco e le parti inferiori, comprese le ali inferiori, anch'esse bianche; persino le sue corte zampe sono ricoperte di piumaggio bianco. Ha occhi marroni e un piccolo becco nero, mentre le dita e le parti esposte delle zampe sono rosa. I sessi sono simili, ma il giovane uccello è di colore nero fuliggine e alcune delle sue copritrici alari e penne hanno punte e bordi bianchi..
Il groppone e le parti inferiori bianche del balestruccio, molto evidenti in volo, impediscono la confusione con altre rondini diffuse nel Paleoartico, come la Hirundo rustica, Riparia riparia o Cecropis daurica.
Presenta una lunghezza media di 12,5 cm, un’apertura alare compresa tra 26 e 29 cm e un peso tra 19,4 e 19,7 grammi. I balestrucci sono migratori a lungo raggio che attraversano il Mediterraneo e il Sahara su un ampio fronte. Il picco della migrazione nell'Europa occidentale e centrale si verifica tra la fine di agosto e l'inizio di ottobre; nelle aree di riproduzione meridionali, inizia un po' più tardi. Ritornano alle aree di riproduzione tra aprile e maggio, sebbene possano esservi forti variazioni regionali.
Il balestruccio è una specie rumorosa, soprattutto nelle colonie riproduttive.Il richiamo è un asciutto "prit" o, nei casi di pericolo, un acuto "siir", il canto del maschio è un cinguettio soffuso, simile a un chiacchiericcio o una nenia, non così mutevole come quello della rondine comune. È un uccello insettivoro che si nutre di piccoli insetti che cattura in volo. La composizione della dieta è determinata dalla disponibilità delle prede. In uno studio sul lago di Thun (nelle Prealpi svizzere), mosche, moscerini e afidi costituivano circa l'80% della dieta. Un ulteriore 10% era costituito da insetti acquatici. Studi condotti in altre regioni confermano anche l'elevata importanza alimentare di afidi, mosche e moscerini. Altri artropodi citati nella dieta dei balestrucci sono coleotteri, farfalle e ragni.
Gli insetti di passaggio vengono solitamente cacciati dal basso, con i balestrucci che si lanciano verso l'alto con rapidi battiti d'ala, afferrando l'insetto con il becco e poi planando di solito tornando alla quota precedente.
Quando i balestrucci non devono nutrire i piccoli, ingoiano immediatamente in volo gli insetti catturati. Quando nutrono i nidiacei, raccolgono gli insetti catturati nella sacca faringea. Insetti dalle ali lunghe, come le effimere o le farfalle più grandi, vengono invece solitamente trasportati al nido con il becco.
Possono percorrere fino a due chilometri dal nido per procurarsi il cibo. In media, tuttavia, cacciano a 450 metri dal sito di nidificazione. Caccia a quote superiori rispetto a rondine comune. Costruiscono il loro nido sotto grondaie, tettoie, entrate delle porte, raramente anche sotto rupi, ponti in cemento armato o affini nell'ambito degli insediamenti umani.
Nidifica in colonie, a volte non numerosi (anche meno di 10 nidi), ma spesso anche molto dense (fino a oltre 200 coppie); i nidi possono esssre a coppie raggruppate oppure anche singoli.
La costruzione del nido, molto elaborata, richiede circa due settimane. Il nido è formato da palline di fango incollate tra loro e foderato all’interno con pagliuzze e piume, ha una forma di mezza sfera chiusa con un buco di accesso superiore.
Il nido risultante viene spesso utilizzato come sito di nidificazione anche da altre specie di uccelli. I passeri domestici tentano regolarmente di conquistare i nidi iniziati dai balestrucci. Se ci riescono, i balestrucci ricominciano a costruire il nido in un luogo diverso. Nei nidi completati, il foro d'ingresso è così piccolo che
i passeri domestici ne sono esclusi.
Una covata è composta da tre a cinque uova bianche. Di solito vengono deposte a un giorno di distanza l'una dall'altra. Entrambi i genitori covano, sebbene la femmina svolga un ruolo maggiore. L'incubazione intensiva e prolungata inizia con la deposizione dell'ultimo uovo. Le uovai si schiudono solitamente dopo 14-16 giorni. I giovani sono completamente involate dopo 22-32 giorni. Inizialmente rimangono vicino al nido e vengono nutriti dai genitori fino ad una settimana.
La prima covata è solitamente seguita da una seconda, sebbene questa sia leggermente meno numerosa. Nella parte meridionale dell'areale riproduttivo si verifican anche le terze covate I nidiacei tardivi, tuttavia, rischiano che i genitori non riescano più a trovare cibo a sufficienza. Il successo riproduttivo dei balestrucci è inoltre positivamente correlato all'età dei genitori.
I balestrucci sono altamente fedeli al luogo di nascita. Di 4.700 giovani involati e poi migrati da 60 villaggi dell'Alta Svevia, circa 450 sono ritornati al luogo di nascita come riproduttori l'anno successivo. La differenza è dovuta quasi esclusivamente alla elevato mortalità durante le migrazioni e lo svernamento.
Sebbene siano stati documentati singoli individui che raggiungono i 10 e i 14 anni, la stragrande maggioranza dei balestrucci non sopravvive oltre il quarto anno.
COROLOGIA E DISTRIBUZIONE GENERALE Il Balestruccio è presente nel Paleartico occidentale ed in Italia con due sottospecie: D. u. urbicum distribuito in Europa centro-settentrionale ed Asia sino alla Siberia occidentale, e D.u. meridionale distribuito in Europa meridionale, Nord Africa e Asia centro-orientale. Migratore trans-sahariano, sverna in Africa tropicale, mentre pochi individui trascorrono l’inverno nel Bacino del Mediterraneo e nell'Europa occidentale. In Africa si riportano quartieri di svernamento tanto ampi quanto tuttora non sufficientemente conosciuti.
In Italia è specie migratrice, nidificante e svernante occasionale sulla penisola, in Sardegna, Sicilia e alcune isole minori, con ampi vuoti di areale in Puglia. I pochi individui che restano nel nostro Paese in inverno frequentano soprattutto le aree costiere e i centri abitati, frequentando preferibilmente i corsi d’acqua e utilizzando come ricoveri anche i vecchi nidi.
DISTRIBUZIONE E HABITAT IN EMILIA-ROMAGNA Nidifica in ambienti antropizzati, rurali e urbani, ricchi di siti idonei per la costruzione del nido (solitamente costruito sotto le grondaie o i cornicioni degli edifici) e di spazi aperti per la ricerca del cibo; localmente frequenta zone rupestri costiere e dell’interno, anche in alta montagna, a volte in colonie miste con la Rondine montana. Più diffusa fino a 1.200-1.300 m, con presenze discrete fino a 1900-2050 m e massima altitudine a 2.300-2.500 m sulle Alpi.
PRINCIPALI FATTORI DI MINACCIA - La specie è influenzata da condizioni meteorologiche avverse che possono avere impatti significativi soprattutto durante il periodo riproduttivo e le migrazioni.
- In aree residenziali, modificazioni di tecniche e materiali in edilizia possono impattare negativamente sulle colonie: i nidi non aderiscono più a pareti molto lisce, la diffusa impermeabilizzazione del suolo in ambito urbano rende quasi impossibile agli uccelli recuperare fango di buona qualità per la costruzione del nido, infine i nidi spesso vengono distrutti in modo deliberato durante i lavori di ristrutturazione o per un malinteso senso di decoro.
- Anche l'uso di pesticidi e il cambiamento delle pratiche agricole hanno contribuito al declino locale di alcune popolazioni.
MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE - La specie ha beneficiato in ambiete urbano di interventi di supporto in edilizia (suistemazione di nidi artificiali) che hanno fornito ulteriori siti di riproduzione alle colonie.
- La riduzione dell'inquinamento atmosferico in aree urbane favorisce un incremnte di insetti, con conseguente aumento delle popolazioni urbane. Ad es. l'applicazione del Clean Air Act nel Regno Unito ha sostenuto indirettamente un aumento di questa specie a Londra, Birmingham e Manchester.
| SEGNALAZIONI NELL'OASI |
| DATA |
STAZIONE |
RILEVATORE |
NOTE |
|
01/01/2004
28/02/2007
|
OASI (in generale)
|
Tinarelli Roberto (Ecosistema)
|
nidificante nelle aree contigue, si alimenta spesso sopra la zona umida
|
|