>> STAZIONE ORNITOLOGICA>> APPROFONDIAMO LA SUA CONOSCENZA

UN DELICATO CENSIMENTO DEI CIELI

Dalla sua fondazione nel 2013, la stazione di San Gherardo si è trasformata da progetto tecnico-scientifico in qualcosa di molto più ampio. I dati raccolti presso la stazione raccontano tante storie che vanno oltre i semplici numeri.

L'inanellamento scientifico è innanzi tutto uno dei metodi più efficaci per ottenere informazioni sugli uccelli che popolano i diversi ambienti dell’oasi. Inoltre, aiuta a mettere in luce sia le trasformazioni naturali degli ambienti stessi in evoluzione sia minacce più generali come la perdita di habitat o l'impatto dei cambiamenti climatici.

Tra il 2013 e il 2025, i ricercatori della stazione hanno inanellato 19.703 esemplari appartenenti a 74 specie diverse. Solo nel 2025, la stazione ha esaminato 1.898 uccelli di 48 specie diverse, ognuno dei quali ha fornito informazioni cruciali sulle tendenze demografiche e contribuito potenzialmente a conoscere meglio le rotte migratorie.

Gli uccelli che frequentano più assiduamente la stazione - ad esempio capinere, pettirossi, merli, cinciarelle - diventano, senza volerlo, gli ambasciatori delle proprie specie presso la nostra, Homo sapiens. Particolarmente emozionante è il racconto di un Pettirosso (Eritachus rubecula) che il 6 aprile 2015 venne inanellato (9A52862) all'oasi. Immaginavamo che fosse un esemplare residente o al massimo un migratore di corto raggio. Dopo più di un anno ricevemmo la notizia della sua "ricattura". Purtroppo era morto sbattendo contro un vetro. Ma la cosa sorprendente era che ciò fosse avvenuto a circa 240 a sud-est di Mosca! E, per di più, ciò era avvenuto il 30 aprile dello stesso anno: un viaggio di oltre 2000 km svolto in appena 24 giorni.

Spesso sono le specie più rare a generare maggiore entusiasmo e ad accrescere la percezione dell'urgenza della conservazione della biodiversità. La Sterpazzolina di Moltoni (Curruca subalpina) è un piccolo passeriforme subendemico italiano che si riproduce principalmente nel centro-nord peninsulare (dal Piemonte all'Emilia-Romagna, dalle Marche alla Toscana) e in Sardegna, ma anche con piccole popolazioni in Corsica, in Francia meridionale e nelle Isole Baleari. Ogni ogni anno in primavera arriva all'Oasi dall’Africa subsahariana, nidifica nei cespuglieti medio-bassi al margine dei boschi di roverella e riparte a fine estate per svernare di nuovo a sud del Sahara. Un viaggio straordinario di oltre 4500 km, compiuto due volte l’anno da un animale che pesa in genere poco meno di dieci grammi!

UN QUADRO PIÙ AMPIO: IL PROGETTO MONITRING

Il progetto MonITRing è stato proposto nel 2015 dal Centro Nazionale di Inanellamento di ISPRA per standardizzare i tanti progetti preesistenti in Italia e per avere dati raccolti in modo omogeneo su tutto il territorio.

Il MonITRing ha lo scopo di uniformare la raccolta dei dati, ma anche di renderli più efficaci, perché, grazie alla sua metodologia, permette di ottenere una serie di “istantanee” su base temporale, geografica e ambientale della situazione ornitologica italiana e delle popolazioni che la compongono.

Un altro scopo del progetto è avere una raccolta dati quanto più possibile completa nel corso dell’anno, considerando che molti dei precedenti progetti si concentravano solo su specifici periodi (stagione migratoria, riproduttiva, ecc).

Condividendone la visione, la Stazione dell’Oasi ha deciso di aderire al progetto MonITRing. Quest'ultimo, per raggiungere gli obiettivi indivìduati, impone a tutte le stazioni  partecipanti una serie di regole puntuali dettate dal Centro Nazionale di Inanellamento, tra cui, ad esempio, la cadenza certa di giornate di inanellamento (una per ogni decade mensile) ripetuta nell’arco dell’intero anno.

UN COLLEGAMENTO TRA LA CONSERVAZIONE E I CITTADINI (DI OGGI E DI DOMANI)

In un mondo sempre più urbanizzato, gli incontri con la natura “vera” sono sempre più rari. Animali e piante si conoscono allo zoo oppure attraverso di documentari. In questo contesto, una stazione di inanellamento può diventare un sorprendente ponte che unisce cittadini e biodiversità.

Un tempo ambienti esclusivi di ornitologi e ricercatori, le stazioni si sono trasformate in vivaci occasioni di educazione ambientale, coinvolgimento della comunità locale e motore di conservazione attiva della biodiversità, colmando il divario tra le persone e il mondo degli uccelli.

Un Torcicollo europeo (Jynx torquilla) e una giovanissima visitatrice: gli occhi si spalancano mentre l'ornitologo spiega come questo stravagante parente dei picchi percorra ogni anno migliaia di chilometri nel suo epico viaggio migratorio dall’Africa subsahariana all’Oasi.

UN INCONTRO RAVVICINATO CON LA NATURA

Durante le sessioni di inanellamento aperte al pubblico, i visitatori possono assistere al delicato processo di raccolta dei dati su singoli esemplari, una pratica che prevede la cattura, la misurazione e l'etichettatura degli animali prima del loro immediato rilascio in natura.

Istruito dall’ornitologo, un bambino rilascia correttamente un uccello appena inanellato. Liberare un uccello vivo, imparare a riconoscere la sua specie, i suoi schemi migratori e le sue esigenze in termini di habitat crea un legame emotivo che va ben oltre l'apprendimento teorico. Si possono mostrare a una persona mille immagini di uccelli sullo schermo di uno smartphone o di un televisore, ma niente è paragonabile al battito del cuore di una creatura selvatica tra le mani. Questa esperienza indimenticabile innesca qualcosa di veramente profondo, il passaggio dall'indifferenza alla cura.

IMPARARE LA SCIENZA ATTRAVERSO IL RACCONTO DELLA NATURA

La vera magia delle stazioni di inanellamento risiede nella capacità di raccontare storie accessibili e coinvolgenti. Gli ornitologi si impegnano a tradurre complesse problematiche ambientali in storie che tocchino le corde emotive delle persone.

Condividendo racconti avvincenti sulla migrazione, la sopravvivenza e le sfide che gli uccelli devono affrontare, le stazioni di inanellamento ispirano empatia e una più profonda comprensione del valore della conservazione.

Ad esempio, minacce astratte come la "frammentazione degli habitat" diventano concrete quando gli ornitologi spiegano, ad esempio, come specie sensibili che necessitano di boschi compatti e sufficientemente estesi possano risentire della parcellizzazione forestale abbinata all’apertura di stradelli e sentieri.

Oppure che il “riscaldamento globale” può colpire anche da noi specie che si riproducono in ambienti di prateria sommitale, come il Sordone (Prunella collaris) al Corno alle Scale, e che vengono spinte sempre un po'più in alto, fino a quando il bosco non chiuderà anche gli ultimi spazi aperti.

DAI DATI ALLA CONSAPEVOLEZZA E QUINDI ALL'AZIONE

Quella che inizia come una semplice visita per curiosità si trasforma spesso in qualcosa di speciale. La stazione contribuisce a collegare azioni locali di conservazione apparentemente isolate a un significato globale.

Diversi piccoli uccellini vengono raccolti dolcemente con le mani, in ambienti immersi nella natura e i visitatori possono assistere qui al delicato processo di misurazione, pesatura e inanellamento degli uccelli, ignari osservare solo una parte di uno sforzo più globale. Quando, in seguito, scoprono che i "loro" uccelli inanellati all'Oasi sono stati avvistati in Europa o in Africa, la conservazione si trasforma da una preoccupazione locale a responsabilità internazionale condivisa.

Sottolineare poi alcuni tra i benefici socioeconomici legati alla presenza degli uccelli, come il loro ruolo nella disseminazione, nell'impollinazione o nel controllo di parassiti e fitofagi, aiuta le comunità locali a considerare la conservazione non come un'idea astratta, ma come una necessità pratica. Le periodiche aperture al pubblico delle attività di inanellamento aiutano i partecipanti a capire come gli ecosistemi sani siano davvero risorse economiche indispensabili e gratuite.

In un mondo di cemento e schermi, le stazioni di inanellamento degli uccelli dimostrano che un'interazione efficace può riconnettere le persone con la natura. Unendo la scienza alla narrazione e promuovendo esperienze pratiche, questi luoghi consentono alle comunità urbane di ascoltare, imparare e prendersi cura della natura.

Trasformano la consapevolezza passiva e virtuale in azioni concrete, creando un'eredità di responsabilità ambientale. In definitiva, dimostrano che un legame profondo con la natura può essere forgiato attraverso l'educazione, l'empatia e una passione condivisa per la conservazione.

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