|
>> L'OASI SI PRESENTA >>
LISTA DEGLI ANIMALI DELL'OASI
>> OTUS SCOPS
Otus scops (Linnaeus, 1758)
Assiolo euroasiatico
SISTEMATICA E TASSONOMIA
Phylum: Chordata
Classe: Aves
Ordine: Strigiformes
Famiglia: Strigidae
Fu formalmente descritto dal naturalista svedese Carl Linneo nel 1758, nella X edizione del Systema Naturae. Linneo riprese la descrizione del 1599 del naturalista italiano Ulisse Aldrovand e lo collocò con tutti gli altri strigiformi nel genere Strix, coniando il binomio Strix scops. Nel 1769, in "Indian Zoology", il naturalista, viaggiatore, scrittore e antiquario gallese Thomas Pennant introdusse il nuovo genere Otus per la descrizione dell'assiolo indiano (Otus bakkamoena).
L'epiteto generico deriva dal termine latino otus (= gufo dalle orecchie, anche se in effetti si tratta di ciuffi auricolari). L'epiteto specifico deriva dal termine greco s??p?? [skopos] (=piccolo gufo dalle orecchie, che si ritiene sia un termine di origine pre-greca la cui etimologia popolare lo collega a s??pt? [sk?pto] "deridere", per il verso o anche a s??pt?µa? [sképtomai] "esaminare attentamente/direttamente". che descrive l'azione di scrutare o guardare svolta dal piccolo gufo.
È specie politipica e sono al momento riconosciute cinque sottospecie:
- O. s. scops (Linnaeus, 1758) – Francia e Italia fino alla regione del Caucaso.
- O. s. mallorcae von Jordans, 1923 – Penisola Iberica, Isole Baleari e Africa nord-occidentale.
- O. s. cycladum (Tschusi, 1904) – Grecia meridionale e Creta fino alla Turchia meridionale, Siria e Giordania.
- O. s. turanicus (Loudon, 1905) – Iraq fino al Pakistan nord-occidentale.
- O. s. pulchellus (Pallas, 1771) – Kazakistan fino alla Siberia meridionale e all'Himalaya occidentale.
L'Assiolo di Cipro, Otus cyprius (Madarász, 1901), era in precedenza classificato come sottospecie dell'assiolo, mentre ora viene considerato specie separata ed endemica di Cipro.
CARATTERISTICHE L'assiolo è uno strigiforme tra i più facilmente identificabili. Raggiunge una lunghezza compresa tra 18 e 21 cm, con apertura alare di 47-55 cm e, tra gli strigiformi italiani, è uno fra i più piccoli, secondo solo alla civetta nana (Glaucidium passerinum). Le dimensioni e le proporzioni percepite dipendono fortemente dalla posizione dei ciuffi auricolari: quando sono ripiegati, l'assiolo appare piccolo, tozzo e con la testa grande (in tal caso può essere confuso con la civetta). Con i ciuffi auricolari completamente eretti, invece, appare snello, con la testa stretta e più grande di quanto non sia in realtà. Mostra piumaggio di colore grigio-marrone, finemente vermiculato e macchiettato di bruno-grigistro, simile alle cortecce di tronchi e rami, nei quali si mimetizza di giorno. Presenta anche diverse gradazioni di macchie bianche sul dorso, mentre nella parte inferiore sono ben visibili strisce nere. Gli occhi hanno iride gialla, talvolta lievemente aranciata, con cromatismo comunque più intenso rispetto a civetta. Gli esemplari migratori più precoci ritornano già in marzo, ma a quote e latitudini più elevate (es. sulle Alpi) l'arrivo ai territori di nidificazione avviene in maggio.
Il volo è rettilineo, battuto e quasi silenzioso, intervallato da fasi di planata altrettanto rettilinee. Si distingue perciò nettamente dalla civetta, il cui volo è sempre ondulato. Inoltre la sua silhouette appare significativamente più corta di coda e meno larga rispetto a quella della civetta. In volo, l'assiolo appare anche eccezionalmente allungato ma con testa ben robusta, a differenza del succiacapre, anch'esso di abitudini crepuscolari e notturne e che vive spesso nei medesimi habitat.
Il suo richiamo è inconfondibile. Si tratta di un "djü" o "chiù" direzionale, quasi sempre monosillabico, leggermente nasale e non particolarmente forte, con una frequenza di circa 1400 Hz, ripetuto a intervalli di 2-3,5 secondi, spesso per ore. L'attività di canto comincia poco dopo il tramonto e termina all'alba; dopo mezzanotte l'attività diminuisce per una o due ore. Maschi e femmine spesso cantano in duetto, con la femmina che emette richiami a tonalità leggermente superiore e con una frequenza meno regolare rispetto al maschio.
Quando si sente minacciato, assume una tipica posizione eretta, mimetizzandosi tra la vegetazione e restando immobile anche per lungo tempo. Si nutre prevalentemente di insetti, soprattutto ortotteri (cavallette, grilli). A seconda delle disponibilità trofiche, gli assioli mostrano però una certa plasticità: diversi studi hanno mostrato popolazioni con predazioni constanti e importanti di formiche, rincoti, coleotteri, lepidotteri. Con meno frequenza rispetto ad Athene noctua, vengono segnalate anche catture di altri invertebrati (miriapodi, oligocheti) e, talvolta, di anfibi, piccoli roditori, chirotteri o insettivori. Caccia prevalentemente all'agguato da un posatoio, ma, in funzione delle prede, può però catturarle in volo oppure procedere a terra camminando e raccogliendole al suolo. I maschi scelgono i siti riproduttivi e richiamano le femmine con il canto inconfondibile, per poi divenire fortemente territoriali. È specie normalmente monogama, sebbene siano riportati casi di bigamia. Le coppie si riformano probabilmente in anni successivi, ma non è noto se le coppie si mantengono fuori della stagione riproduttiva. La specie non costruisce nidi, ma depone usualmente le uova in cavità degli alberi e in cavità tra i muri o le rocce. In zone dove non siano disponibili alberi vetusti con adeguate cavità, si adatta a nidificare in edifici, muri di sostegno e ponti. Talvolta depone le uova in vecchi nidi di corvidi. A partire da fine aprile-maggio viene deposta un'unica covata (con possibilità di rimpiazzo), solitamente composta da 4-5 uova quasi immacolate, di forma ovale e leggermente biancastre, con dimensioni medie di 31 × 27 millimetri. Queste sono covate solo dalla femmina per 25 giorni circa. I nidiacei sono allevati da entrambi i genitori: il maschio provvede alla maggior parte delle attività di caccia, mentre la femmina alimenta i nidiacei con le prede portate dal maschio. L'allevamento dura 30-40 giorni. Al termine, sono già capaci di cacciare autonomamente, ma vengono ancora seguiti dai genitori per circa tre settimane, al termine delle quali abbandonano il territorio parentale. I giovani divengono maturi sessualmente all'età di 10 mesi.
COROLOGIA E DISTRIBUZIONE GENERALE Il suo areale di distribuzione si estende dal Nord Africa, dalla penisola iberica e dalla Francia, attraverso l'Europa meridionale, il bacino dei Carpazi, la Romania, l'Ucraina e la Russia meridionale, fino alla Mongolia settentrionale e all'Asia Minore, al Caucaso e al Medio Oriente, e alla parte occidentale degli altipiani dell'Asia centrale. I territori di svernamento si trovano nelle regioni del Sahel in Africa, ma un certo numero di popolazioni rimangono sedentarie in Europa meridionale. Negli ultimi decenni si sta osservando, tra altro, un'espansione verso settentrione di individui sedentari, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici.
In Italia è diffuso su tutto il territorio e nelle isole. Nelle aree più fortemente stenomediterranee (Sardegna, Sicilia,Calabria, Basilicata e Puglia), le popolazioni sono sedentarie, mentre le altre popolazioni regionali sono migratrici.
DISTRIBUZIONE E HABITAT IN EMILIA-ROMAGNA L'assiolo si osserva lungo le coste e in zone collinari o basso montane (generalmente non oltre i 700 metri di altitudine). Più a sud è presente anche più in alto (fino a 1200-1400 metri), ma qui solo nei versanti ad esposizione calda. Gli habitat di specie si concentrano in paesaggi semiaperti, diversificati e ricchi di insetti, soprattutto ortotteri. Si insedia e nidifica anche in area antropizzate, terreni agricoli a bassa intensità, parchi e pascoli alberati, vecchi frutteti semi-abbandonati, nelle aree aeroportuali, in impianti sportivi con ampi spiazzi erbosi o nei prati. Frequenta anche diversi tipi di aree boscate molto aperte e i margini forestali, evitando però le zone con copertuta arborea densa e continua.
PRINCIPALI FATTORI DI MINACCIA La specie è valutata nella Red List IUCN 2021 come LC (Less Concern), avendo un areale ancora estremamante ampio, una consistenza di popolazione elevata e, nel'intervello temporale di riferimento, non avendo un declino rapido (sebbene il trend demografico sia comunque in diminuzione).
Quest'ultimo fattore in declino è legato soprattutto a degrado/riduzione degli habitat di specie e al calo delle popolazioni di insetti (causato dall'uso di pesticidi e dalle modifiche delle pratiche agronomiche).
La diffusione dell'agricoltura su larga scala, la modernizzazione dei metodi agricoli e la riduzione del numero di alberi cavi potrebbero averne causato, ad esempio, l'estinzione locale in alcune aree della Francia e della Spagna. Anche lo sviluppo urbano può portare a una perdita di habitat di specie.
In Svizzera viene segnalato come diversi ambienti rurali idonei ad alimentazione e riproduzione siano stati frammentati e ridotti dalla diffusione della viticoltura moderna e dall'intensificazione agricola. Anche la frammentazione legata a strade e ferrovie, linee elettriche e parchi eolici costituisce un'ulteriore minaccia in Europa, come viene segnalato nel report 2013-2018 su pressioni e minacce da parte degli Stati membri UE (report articolo 12 della Direttiva Uccelli).
Anche l'abbandono dei terreni gestiti a pascolo, che porta alla perdita degli habitat prativi preferiti dalla specie, rappresenta un'ulteriore minaccia.
A livello locale, persino l'aumento delle popolazioni di predatori, come l'allocco (Strix aluco), può causare una diminuzione di questa specie.
Si ritiene infine che la caccia, lungo le rotte migratorie (ad es. in Italia e a Malta) abbia anch'essa un impatto negativo sulla specie.
MISURE DI TUTELA E CONSERVAZIONE Le principali azioni di conservazione possono essere concentrate principalmente nella gestione favorevole dei suoi habitat, includendo:
- la conservazione delle siepi esistenti e la piantumazione di nuove;
- l'installazione di posatoi artificiali dove le siepi siano assenti;
- la conservazione dei frutteti tradizionali, compreso il mantenimento di alcuni rami secchi durante la potatura degli alberi;
- l'installazione di cassette nido come misura temporanea laddove vi sia un habitat di foraggiamento adatto ma nessun sito di nidificazione idoneo;
- l'uso minimo o nullo di pesticidi nei vigneti e nei frutteti, con promozione di una vegetazione del suolo naturale ed eterogenea;
- la garanzia di un'elevata percentuale di prati tagliati tardivamente oppure occasionalmente;
- l'adeguamento della raccolta del foraggio, per favorire una maggiore sopravvivenza degli insetti durante il periodo riproduttivo e nella stagione pre-migratoria della specie.
| SEGNALAZIONI NELL'OASI |
| DATA |
STAZIONE |
RILEVATORE |
NOTE |
|
18/04/2026
|
Stazione di inanellamento
|
Andrea Serra (Ecosistema)
|
|
|